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stampa locale su INTEGRATIVO LUXOTTICA



Piattaforma innovativa per l'occhialeria


MARTEDI' O7 DICEMBRE 2010 - Corriere delle Alpi

I sindacati chiedono una nuova gestione degli orari e premi di risultato specifici

di Cristian Arboit
BELLUNO. Nessuno mette in discussione che lavorare in Luxottica sia una mezza certezza e dia diverse agevolazioni, eppure il disagio - sia economico che sociale - tra i dipendenti sta aumentando. Da queste considerazioni parte l'ipotesi di piattaforma che Cgil, Cisl e Uil indirizzano all'azienda. In ballo c'è il rinnovo del contratto integrativo. Si chiedono una nuova gestione degli orari e premi di risultati specifici.
Quando si parla di Luxottica il terreno è sempre minato: si tratta della più grande realtà industriale della provincia e, in particolare, dell'Agordino. I contratti sono spesso all'avanguardia e presi a modello. I giovani sognano ancora il posto proprio qui. Ci sono però dei piccoli tabù che stanno diventando sempre più grandi e problematici. Impossibile non parlarne.
«E' vero», dicono quasi all'unanimità i rappresentanti delle tre sigle sindacali. «Non è il paradiso che si è sempre dipinto. I rapporti sono cambiati».
Le colpe, sembra di capire, sono tante e spesso indipendenti dalla dirigenza stessa. Una fabbrica sempre più impersonale, la crisi che obbliga a ritmi elevati, la concorrenza. «Una cosa è certa», afferma dalla Cigl Giuseppe Colferai, «Luxottica è obbligata a crescere».
«In Luxottica si vive peggio che in altre realtà», afferma, dal canto suo, Nicola Brancher della Cisl. «E' una questione di numeri e di rapporti interpersonali».
Lo si capisce guardando la differenza tra vecchie e nuove generazioni, personale "storico" e lavoratori assorbiti magari da altre fabbriche: «Si diventa un numero», rimarca Brancher. «E c'è chi non riesce ad abituarsi».
La tematica del disagio è complessa e va dall'abuso di psicofarmaci alle depressioni. Sul fronte, i sindacati sono molto cauti: «In questo caso, possiamo dire che la situazione è più delicata ad Agordo», sottolinea Paolo Da Lan della Uil. «Ma servirebbe uno studio specifico». Nessuno quindi vuole lanciare allarmi, contemporaneamente si parla di un problema che forse è stato sottaciuto per troppo tempo. 

Da qui la necessità di "avvicinare" l'azienda al territorio, magari con iniziative concrete: nella piattaforma si chiede proprio questo. Colferai porta l'esempio dell'asilo nido costruito a Sedico grazie anche al colosso: «Servirebbe qualche Audi in meno e qualche servizio in più», dice riferendosi alle auto di servizio dei dirigenti che spesso occupano le prime file degli ormai introvabili parcheggi. Un altro problema "logistico" da affrontare.
Ma il disagio è anche economico: la Luxottica - con le sue migliaia di dipendenti - è una piccola città. «Sappiamo che ci sono sempre più lavoratori che fanno l'unico pranzo della giornata in fabbrica, dove la mensa è gratuita», sottolineano i tre sindacalisti. E' il caso dei single con figli e di chi vive nelle situazioni di maggiore difficoltà.
Tra le soluzioni per rendere il lavoro meno "impersonale" c'è quello di intervenire sulle fasce intermedie, i dipendenti che si trovano tra vertici e operai: «Spesso devono far applicare delle direttive che sono i primi a non comprendere fino in fondo», rimarcano i sindacati.
Queste, quindi, sono le premesse della trattativa, che si svilupperà su alcuni nodi fondamentali: migliore gestione dei processi aziendali, informazione, partecipazione, riduzione delle situazioni di precarietà (i lavoratori a tempo e interinali continuano a essere tanti), l'incremento del salario con l'istituzione dei premi di produttività.



Luxottica, servono più servizi al personale

Cgil, Cisl e Uil: "Tra i dipendenti è diffuso il disagio sociale" 

MARTEDI' 07 DICEMBRE 2010 - il Gazzettino

di Raffaella Gabrieli
Luxottica, è questione sociale. Un’azienda come questa, una delle prime dieci in Italia e destinata a ulteriore crescita, per i sindacati deve fermarsi e fare una riflessione affinché le migliaia di dipendenti si sentano ancora parte integrante della "grande famiglia Del Vecchio" e non meri esecutori di ordini di cui non ne comprendono l’origine. Questo per cercare di ridurre i problemi di disagio registrati negli stabilimenti di Agordo, Cencenighe e Sedico, ad esempio con l’uso diffuso di psicofarmaci e ansiolitici, e per cercare di rinsaldare quei rapporti umani che stanno alla base della vita quotidiana.
      Questo, ma anche tanto altro ancora, sta alla base della piattaforma contrattuale presentata ieri dai segretari di Filctem-Cgil Giuseppe Colferai, di Femca-Cisl Nicola Brancher e di Uilta-Uil Paolo Da Lan che sarà preso ad esempio, nel settore, a livello nazionale. «Un documento che è stato accolto dai dipendenti - è stato detto - e che a breve verrà presentato ai vertici di un’azienda che sta andando benissimo. Tra i punti fondanti quello legato al salario: chiediamo l’aumento del premio di risultato e l’istituzione di un altro da parametrare sui risultati raggiunti dai singoli stabilimenti». Grande attenzione anche agli orari di lavoro: «I picchi e le flessioni di ordinativi - sottolineano - vanno gestiti sì con flessibilità, ma questa deve avere una logica ben definita. Si pensi, ad esempio, a utili interscambi tra reparti. Va inoltre ampliato il part-time».
      Ma Luxottica poi, per i sindacati, dovrebbe essere più "generosa" con il personale operaio e impiegatizio. «Meno Audi in dotazione ai dirigenti - è stato detto ironicamente -, più servizi. E quindi parcheggi, trasporti, asili, dopo-scuola». Richieste "concrete" alle quali se ne aggiungono delle altre più "introspettive". «Diffonderemo un questionario - è stato annunciato - col quale capire, per responsabilità e non per curiosità, quali sono i problemi personali dei lavoratori. Il diffuso uso di farmaci è emblematico. Oppure il fatto che quello in mensa Luxottica venga considerato da molti come l’unico pasto completo della giornata. Ultimamente succede anche che ci sia chi si porta a casa un panino o una mela: chiaro segnale che far quadrare i conti a fine mese, soprattutto per chi è separato e ha figli, è un’impresa».

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