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I sindacati minacciano lo sciopero


«Ci hanno mentito: le quote societarie saranno vendute il prossimo anno»

SABATO 25 GIUGNO 2011 - Corriere delle Alpi

BELLUNO. Sindacati e Rsa minacciano lo sciopero dopo aver saputo che nel bilancio previsionale della Provincia, che sarà discusso giovedì in consiglio, la vendita delle quote di proprietà di palazzo Piloni in Dolomitibus è solo rinviata di un anno. L'allarme che nei giorni scorsi era rientrato, ora riesplode in tutta la sua portata e porta come conseguenza la minaccia di scioperare.

E' infatti previsto che nel 2012 sarà venduto il 25% delle azioni nella società di trasporto provinciale, pari ad un valore di 1.5 milioni di euro e nel 2013 il restante 24.9% per quasi altrettanti soldi. E i sindacati sono pronti alla mobilitazione. «Solo il 9 giugno scorso il vice presidente Michele Carbogno rassicurava che non si vendevano più le quote, ("dimostrando con i fatti che non era nelle nostre intenzioni cedere le quote di Dolomitibus"), mantenendo così saldamente il controllo della società in capo alla Provincia, società che "resta pilastro delle politiche di trasporto in un territorio difficile come il nostro" quale "scelta politica a precisa tutela dell'utenza". Parole che dette dal vicepresidente ci avevano confortato e fatto sperare a tal punto da non insistere in un'azione di contrasto. Tant'è che era stato già programmato un incontro sull'argomento, poi differito per impegni sopraggiunti e di cui non abbiamo più avuto riscontro», scrivono le Rsa di Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt Uil e Faisa Cisal. Ma l'illusione è durata poco. «Abbiamo poi scoperto che sbagliavamo, e che non fidarsi è sempre meglio, visto che la relazione di bilancio dispone la vendita delle quote di tutte le partecipate da qui ai prossimi tre anni, tra cui ovviamente rientra Dolomitibus. Alla faccia della coerenza e dell'onestà intellettuale di chi appena pochi giorni fa smentiva tale possibile operazione e sosteneva all'opinione pubblica esattamente l'opposto», scrivono in una nota i sindacati che si dicono oggi molto preoccupati, «sia per i minori trasferimenti regionali che hanno già determinato come prima conseguenza sull'occupazione la non conferma dei contratti a termine e la riduzione delle corse di alcuni servizi, sia per il futuro del Tpl che potrebbe passare tutta in mano ai privati, riportando al solo profitto la sua missione e mettendo fine al servizio sociale che un Tpl deve rendere per un territorio». A questo punto, stando così le cose, «e visto che i rapporti di reciproca trasparenza sono questi, le Rsa di Dolomitibus attiveranno, nel più breve spazio di tempo necessario, le procedure per lo stato di agitazione e quella che era una minaccia di sciopero diventerà realtà fino a quando non vedremo cancellata o revocata la disposizione programmatica dalla relazione di bilancio».
Il tavolo proviciale. Intanto, per correre ai ripari sul trasporto pubblico locale, proprio in questi giorni è stata inviata in Provincia, ai comuni interessati, ai consiglieri regionali, da parte delle segreterie generali di Cgil, Cisl e Uil e dai rappresentanti delle categorie, una richiesta di convocazione del tavolo provinciale del trasporto «per avere chiarimenti in merito all'incertezza per il nostro territorio della disponibilità di ulteriori risorse a copertura delle effettive esigenze locali. Praticamente quei famosi 10 milioni di euro che la Regione Veneto aveva promesso per coprire parzialmente il taglio al servizio e che ora non ci sono più. E il cui reperimento è slittato da parte della giunta veneta a settembre, rendendo difficile per le società organizzare e programmare il servizio. E le ricadute si vedranno sulla quantità e sulla qualità del servizio erogato». «Chiediamo che la Provincia si fermi e che si inizi una riflessione perchè le alternative sono soltanto due, giunti a questo punto», conclude il segretario della Cgil a nome di tutti: «O la Provincia viene commissariata o la Provincia commissaria il territorio»

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