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Congresso CGIL:

la deriva consociativa di un sindacato sempre più lontano dai lavoratori



Cara MicroMega - Lettere alla redazione
Lettera di Pietro Ancona



GIOVEDI' 06 MAGGIO 2010 - MicroMega (Lettere alla redazione)

Mi aspettavo che, dopo la relazione di Epifani, vincitore all'83 per cento del Congresso della CGIL, fosse data la parola ad un rappresentante della mozione cosidetta nr.2 perchè illustrasse le ragioni della minoranza. Così non è stato. Non credo che sia manifestazione di democrazia una sorta di centralismo autoritario per cui chi vince rappresenta tutto e tutti. Se nei costituendi organismi si terrà conto della minoranza senza che questa abbia potuto esprimersi in Congresso con la dignità necessaria di una relazione sulle proprie idee e sulle ragioni che l'avevano condotto a non condividere le tesi di Epifani sarà ancora peggio.

La presenza al Congresso della CGIL della Confindustria, del Ministro del Lavoro, della Cisl e dell'Uil ha retto la trama di una trattativa sottotraccia in presenza del garante Pd presente al massimo livello La trattativa mira a recuperare la CGIL alla continuazione del progetto di ristrutturazione e spesso di liquidazione del diritto del lavoro allo scopo di assicurare ancora più flessibilità e disponibilità alle nuove esigenze del padronato. La Marcegaglia ha detto di essere d'accordo se nella CGIL non vincerà l'ala intransigente e le le correzioni di percorso saranno minime di qualche aggiustamento non significativo. Sacconi, more solito, ha fatto il sostenuto ed il sospettoso e vorrebbe andare avanti con "i complici" Cisl ed Uil, la Cisl detterà le sue regole nello intervento di oggi di Bonanni. L'obiettivo del Congresso è il ripescaggio della CGIL nella rete di un consociativismo ad egemonia confindustriale e governativa. Obiettivo difficile ma non impossibile nonostante i fischi di ieri ai protagonisti di questo minuetto.

L'attacco all'art.18 e la sostanziale riconferma della legge 1167 bocciata dal Capo dello Stato (il quale però si é premurato di dire che firmerà qualsiasi testo gli verrà rimandato dalle Camere) e l'annunzio di Sacconi della imminente presentazione di una legge di sostanziale abrogazione dello Stato dei Diritti dei Lavoratori a favore di una sorta di Statuto dei Diritti del Lavoro e cioè delle imprese non solo non sono stati oggetto di una adeguata reazione della CGIL ma non hanno costituito un punto di vero contrasto con la Confindustria ed il Governo. Certo, si comunica che la CGIL continuerà a disapprovare l'arbitrato ma, come sappiamo la disapprovazione a posteriore equivale ad una resa quasi incondizionata. Se si fa uno sciopero di protesta dopo aver lasciato compiere il misfatto senza una reale opposizione nelle fabbriche e nella società questo può servire soltanto per dire ai lavoratori che non si era d'accordo. Ma soltanto questo.

La relazione di Epifani è di piatta conformazione alla ideologia liberista. I fenomeni non vengono spiegati ed analizzati ma soltanto presentati nelle loro conseguenze spesso preoccupanti. Le responsabilità soggettive delle cosidette crisi non vengono osservate. Il fenomeno della disoccupazione è incrementato da scelte politiche non dettate da esigenze economiche come il licenziamento di oltre 150 mila insegnanti nella scuola finalizzato a ridurre ai minimi termini l'offerta scolastica pubblica per una ragjone ideologica. Le delocalizzazioni seguono non necessità di espatrio per la sopravvivenza delle aziende ma ricerca di maggiori profitti ancora più grossi di quelle che ci sono. Il piano di ristrutturazione della Fiat che localizza gli impianti dove il salario è minimo o il trasferimento di aziende come la Bialetti o la Omsa sono espressi della tendenza di un capitalismo che sfugge alle sue responsabilità sociali richiamate dalla Costituzione per cercare profitti sempre più alti.

La crisi deriva anche da bassi salari e dal precariato che hanno ridotto all'indebitamento molta parte di coloro che guadagnano attorno ai mille euro al mese li obbliga ad una vita fatta di privazioni. Se i negozi sono deserti e se c'è un degrado della qualità della vita a cominciare dall'alimentazione questo provoca una caduta interna dei consumi anche di beni intermedi o finali. Come si può stipulare un mutuo se si è precari? Inoltre le possibilità di una fascia media di lavoratori sono scomparse. Ad una coppia di insegnanti con figlia all'università che spende 820 euro al mese più condominio per un affitto di casa alla quale chiedevo perchè mai non stipulassero un mutuo mi è stato risposto che mutui per meno di milletrecento euro mensili di rateo è assai difficile averne. L'affitto è diventato una scelta obbligata.

Mi aspettavo che il piano triennale per il lavoro posto da Epifani al centro della sua relazione comprendesse un programma di edilizia popolare per dare nuovi alloggi specialmente per le giovani coppie, di recupero delle infami allucinanti periferie urbane delle grandi città italiane, di investimenti per la difesa del suolo e della natura, di recupero pieno dei trasporti ferroviari alla gestione pubblica dopo il fallimento della privatizzazione, di interventi di edilizia scolastica e di dotazione di nuovi mezzi alla scuola per i laboratori e la ricerca. Ma la testa della CGIL si è concentrata sopratutto sui bisogni che la Confindustria vorrebbe subito soddisfatti.
La relazione ha ignorato la terribile crisi che si sta sviluppando nelle campagne italiane dovuta al basso livello dei prezzi. Per pagare una tazza di caffè al bar un agricoltore deve vendere 15 chili di frumento. I prezzi finali per i consumatori a causa di una filiera di speculazione arrivano decuplicati o centuplicati a seconda del caso. Questa crisi è causa di retribuzioni di fame.

Il Congresso della CGIL lavora in funzione di un blocco sociale che esclude e penalizza il lavoro dipendente. L'obiettivo di un ritorno invocato al tavolo della trattativa non riguarda i lavoratori ma soltanto il loro sindacato che deve conformarsi ed omologarsi alla linea iperliberista di questo governo e della confindustria. Si grida allo scandalo per salari di trecento euro al mese e che non riguardano soltanto i migranti ma anche gli schiavi bianchi della Biagi ma non si chiede il Salario Minimo Garantito per mettere un limite che tende ad abbassarsi sempre di più. Non si prende posizione contro il ddl Nerozzi-Marini che universalizza il precariato, toglie l'art.18 ed abbassa ancora i salari, non si indicano obiettivi di lotta alle privatizzazioni che stanno devastando sanità scuola e pubblica amministrazione facendone un business di avidi appaltatori di manodopera. Non si fa il terribile bilancio di macelleria sociale dei sei milioni di biagizzati per chiedere l'abrogazione della legge trenta.

Il dibattito è iniziato. Ma il Congresso è finito e non darà altro spettacolo diverso da quello di una sedia contesa in un Palazzo ostile ai diritti dei lavoratori.
La sterminata galassia del sindacalismo di base è rimasta fuori dal Congresso. Si tratta di
centinaia di migliaia di lavoratori tra i più consapevoli e combattivi spesso provenienti dalla CGIL diretti da migliaia di quadri in grandissima parte di sinistra ed animatori di tante lotte per i diritti civili e sociali. Preferire a loro la compagnia di Bonanni, Angeletti e anche della Polverini non mi pare che sia una scelta giusta per una grande confederazione di lavoratori legata alla sua tradizione classista.


Pietro Ancona, sindacalista, ha partecipato alle lotte per il diritto ad assistenza a pensione di vecchi contadini senza risorse, in quanto vittime del caporalato e del lavoro nero. Segretario della CGIL di Agrigento, fu chiamato da Pio La Torre alla segreteria siciliana. Ha collaborato con Fernando Santi, ultimo grande sindacalista socialista. Restituì la tessera del PSI appena Craxi ne divenne segretario (n.d.r.)

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