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Colferai: "Non si può mettere in cig qui per produrre in Cina"

delocalizzazione nell’occhialeria
GIOVEDI' 13 AGOSTO 2009 - Corriere delle Alpi

BELLUNO. «O il Made in Italy ha un valore, oppure no. Ma per me ce l’ha». Giuseppe Colferai, responsabile delle occhialerie per la Cgil, commenta la nuova legge sull’internazionalizzazione, legge cui mancano ancora i decreti attuativi, ma che impedirà l’utilizzo del marchio italiano nei prodotti costruiti all’estero.
Per le grandi occhialerie bellunesi, da anni impegnate in una delocalizzazione massiccia, la legge rappresenta un ostacolo. Per le piccole e medie imprese che non avevano i mezzi per produrre all’estero e non hanno retto all’impatto dei prezzi, la norma è uno spiraglio per uscire dalla crisi.
 
 
Ma cosa ne pensano i sindacati?
«Ho tentato di studiare la legge e, nonostante manchino ancora dettagli importanti», dice Colferai, «sono abbastanza favorevole con il suo principio di base. Secondo me il punto di partenza dev’essere il marchio Made in Italy e il valore che gli si dà. Le occhialerie operano nel settore della moda, dove quel marchio ha ancora una grande importanza».
Colferai è altrettanto convinto che le grandi aziende bellunesi non subiranno un forte impatto negativo. «In questi giorni ho visto cambiare la pubblicità di una grande occhialeria bellunese: ha semplicemente tolto la scritta Made in Italy. Forse per qualcuno quel marchio non ha più un gran valore, ma sarà difficile vendere un occhiale allo stesso prezzo di una lavatrice, se la targhetta dice “made in China”. Le griffe esigono il made in Italy, ma è vero che ultimamente vendono solo gli occhiali che non costano più di 150 euro».
Colferai precisa: «Io non sono per il protezionismo ed è ovvio che gli industriali si arrabbino, ma la delocalizzazione è servita a fare fatturato, stroncando chi rimaneva qui e non poteva essere competitito sul prezzo. In Cina gli occhiali costano 7-8 euro e la legge finora era troppo lasca. Di certo non si possono mettere in cassa integrazione i bellunesi per andare a fare occhiali in Cina, certe affermazioni degli industriali sono di cattivo gusto».
L’impatto della nuova legge però non sarà né immediato né strabiliante: «Oggi il distretto bellunese dell’occhiale è ridotto a 4-5 grandi aziende con pochi satelliti, non credo che torneranno indietro tanto in fretta, ma non avranno neanche conseguenze negative. Di sicuro i consumatori saranno più garantiti».

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